Il body piercing come arte, come ricerca e come manipolazione corporale pensata. Al giorno d'oggi è più che comune vedere giovani esporre orgogliosamente i propri gioielli al labbro, al sopracciglio o ancora all'ombellico, ma pochi di loro sanno che il foro ha origini antichissime e rituali.
L'attuale parola piercing, infatti, deriva dall'inglese to pierce, ovvero forare ed è entrata in uso dopo che negli anni '60 e '70 alcuni pionieri americani della West Coast riscoprirono e iniziarono a sperimentare questa, allora, semi sconosciuta pratica. Inizialmente si diffuse negli ambienti gay sado-maso di NY e San Francisco per poi conquistare il movimento punk inglese e successivamente tutto l'occidente. Naturalmente, come tutte le discipline di body art, il piercing ha radici lontanissime ed è sempre sopravvissuto nel corso dei secoli. Le origini di questa pratica risalgono alla preistoria dell'uomo dove la foratura di una specifica parte del corpo distingueva i ruoli che ogni membro assumeva all'interno della tribù. Tutto ciò regolava i rapporti tra i vari individui sia nel quotidiano che durante le cerimonie, rendendo immediatamente palese, al solo sguardo, tutta una serie di informazioni sull'individuo, in rapporto al gruppo. Successivamente, culture raffinatissime e celebrate per le loro conquiste in campo culturale ed artistico, praticavano fori sul corpo come segno distintivo: per gli antichi Egizi il piercing era riservato solamente ai membri della casa reale e proibito alla gente comune; il nipples (piercing ai capezzoli), invece, era diffuso già tra i centurioni romani come segno di virilità e coraggio; inoltre il piecing ai capezzoli veniva spesso praticato dalle antiche donne romane, poiché considerato un modo per abbellire e ingrandire i seni e da quelle di epoca vittoriana per ingrandire il capezzolo e renderlo più attraente.
E' la mentalità moderna, spesso resistente alle sperimentazioni e alle novità, a vedere nel piercing non una forma d'arte e d'espressione personale ma una pratica barbara e immorale. In realtà, dietro i piercer professionisti (si, perchè tanti si improvvisano in questo mestiere, creando danno ai clienti e ai maestri riconosciuti) ci sono anni di studio e sperimentazione e, nel caso di Tom Tattoo, anche qualche anno di formazione universitaria. Il punto giusto da forare, il gioiello adeguato alla guarigione e quello successivo per il mantenimento, strumenti sicuri e all'avanguardia, le cure e le attenzioni da apportare nella fase immediatamente successiva alla foratura, oltre ad un ambiente confortevole: sono questi i requisiti indispensabile affinchè il piercing diventi una vera esperienza di vita e non mera conformazione alla moda. Naturalmente il piercer deve avere una profonda conoscenza dell'anatomia umana, dei tessuti della pelle, delle terminazioni nervose da non toccare; deve sapere come fermare un'emorragia e come affrontare ogni problematica tecnica o ogni reazione che può insorgere.
Quanto al dolore, si tratta di un minimo e breve fastidio che aiuta chi si sottopone al piercing a prendere coscienza dell'espierienza che sta vivendo e del segno distintivo che, da quel momento in poi, indosserà.
E importante anche avere coscienza del fatto che un foro al lobo ha la stessa importanza di un foro praticato in parti più delicate: il tessuto e il sangue che vengono in contatto con la strumentazione rendono alcuni attrezzi come la pistola, normalmente utilizzati da non specialisti, altamente rischiosi. Occorre dunque pretendere, qualsiasi sia la parte che si desidera forare, l'utilizzo di aghi cannula monouso e gioielli sterili ideati ad hoc per il piercing in questione.
Tom Tattoo ha iniziato moltissimi anni fa (circa 20) il suo apprendistato di piercer, prima presso Phil Berry, presidente dell'Associazione Piercer Europea e poi curiosando e carpendo i segreti della professione in grandi studi come Gauntlet in America. Tom ha anche collaborato con alcuni grandi piercer come l'inglese Gary Barth Simpson.
Per Tom, che ha nella precisione e nella velocità di esecuzione il suo punto forte, un buon piercing si riconosce dalla simmetria, dalla profondità e dall'assenza di infezioni. Un piercer professionista, oltre ad avere passione, conoscenza ed esperienza, deve possedere buon gusto ed essere in grado di consigliare al meglio il cliente.

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